Evoluzione del traffico aereo nel 2013

Andamento mondiale del traffico aereo1

Il 2013 è stato un anno positivo per il trasporto aereo mondiale. Dopo alcuni anni di instabilità conseguente alla crisi economica globale, nel 2013 si è registrato un trend positivo di crescita. A livello mondo sono stati circa 3,1 miliardi i passeggeri, di cui circa 850 milioni nell’Unione Europea. I voli effettuati sono stati 33 milioni e nella sola Europa si sono avuti in media circa 27.000 voli al giorno. Il numero di passeggeri è cresciuto globalmente del 5% circa rispetto al 2012. Più lenta è risultata la crescita nel settore cargo, con un +1%.

La crescita dei passeggeri trasportati in Europa (2,8%) è stata più bassa della media mondiale, mentre le aree che hanno registrato un tasso di crescita elevato sono state il Medio Oriente con l’11,2% e l’Estremo Oriente con il 7,2%. Nonostante ciò, le compagnie aeree europee detengono ancora la leadership nel “market share” internazionale, con il 38%, seguite dalle compagnie dell’area Asia-Pacifico con il 27%. L’industria aeronautica ha consegnato più di 1.500 nuovi velivoli commerciali nel 2013 e ha registrato ordini per altri 2.800 velivoli. 

Dal punto di vista della safety il 2013 è stato un anno estremamente positivo. L’International Civil Aviation Organization (ICAO) ha comunicato che il rateo globale di incidenti è stato pari a 2,8 per milione di decolli, con un sensibile miglioramento rispetto al 2012, quando si erano avuti 3,2 incidenti per milione di decolli. Il numero di incidenti fatali sono stati in tutto 9 con 173 decessi (388 i decessi registrati nel 2012). Sul piano della safety, l’Assemblea ICAO nel 2013 ha adottato il GASP (Global Aviation Safety Plan) che persegue l’obiettivo di ridurre il numero di incidenti a livello mondiale, sia in valore assoluto sia in termini di rateo (in rapporto al numero di decolli). 

Andamento continentale del traffico aereo2

Il settore del trasporto aereo ha registrato, a livello di Unione Europea, nel corso del 2013 una crescita pari all’1,0%. L’aumento dei passeggeri, avvenuto in un contesto di crescita economica mediamente nulla a livello continentale, non è stato uniforme. Infatti i Paesi europei non comunitari (Turchia, Islanda, Norvegia, etc.) hanno avuto un incremento complessivo del 9,6%. L’incremento di traffico passeggeri è stato determinato, mediamente, da un incremento di fattore di carico piuttosto che da un incremento di traffico.

Il saldo del 2013 è risultato complessivamente negativo per Spagna (-3,5%) e Italia (-1,8%), ove il traffico ha replicato l’andamento del PIL. I volumi sono variati di poco in Germania (+0,6%). Il 2013 è stato quindi ancora influenzato dall’andamento a due velocità che aveva caratterizzato il 2012. L’Italia si colloca al quinto posto in Europa, dopo Gran Bretagna, Germania, Francia, e Spagna, per quanto riguarda il numero di passeggeri trasportati (poco più di 144 milioni). Se si considera invece l’insieme dei Paesi ECAC (European Civil Aviation Conference), l’Italia verrebbe sopravanzata anche dalla Turchia che ha registrato 149 milioni di passeggeri nel 2013, facendo segnare una crescita del 15%. Appare significativo che nel 2010 il traffico aereo turco superava di poco i 100 milioni di passeggeri e nel 2008 non raggiungeva gli 80 milioni. La struttura del mercato del trasporto aereo europeo continua a evolversi e oggi gli aeroporti non-UE valgono il 22% del totale continentale del traffico passeggeri (nel 2008 contavano per il 15%).

Prendendo in esame le variazioni quinquennali, le pur buone performance del Regno Unito nel 2013 non sono risultate sufficienti a far tornare il Paese ai livelli di traffico pre-crisi 2008. L’Italia è il terzo Paese, dopo Germania e Francia, per crescita assoluta (+10 milioni di passeggeri rispetto al 2008). La Spagna è invece il paese che maggiormente ha subìto gli effetti della crisi economica, con una riduzione di 16 milioni di passeggeri nel quinquennio. 

I livelli di propensione al volo in Italia sono rimasti molto simili a quelli di Francia e Germania, ma molto inferiori a quelli di altri Paesi europei peninsulari o periferici, in particolare per quanto riguarda i voli intercontinentali diretti. La variazione degli indici di mobilità mostra ancora gli effetti della congiuntura economica in Europa. Quasi tutti i Paesi analizzati hanno mostrato aumenti significativi dell’indice di mobilità extra europea e congiuntamente stabilità o arretramento dell’indice di mobilità intra europea.

Nel 2013 la concentrazione del traffico passeggeri negli aeroporti è rimasta stabile a livello aggregato. L’Italia è il paese in cui la concentrazione di traffico è minore (valutando la dispersione del traffico mediante l’indice di Herfindahl), a causa della maggior presenza di aeroporti da 3-5 milioni di passeggeri rispetto agli altri paesi.

Per quanto riguarda il trasporto merci, gli aeroporti europei nel 2013 hanno fatto segnare un incremento in volumi dello 0,8%, in presenza di un decremento dei movimenti dell’1,2%, rispetto all’anno precedente. Nonostante il recupero dei volumi trasportati, il livello complessivo del traffico è tuttora inferiore a quello del 2010. Lussemburgo e Olanda sono stati i Paesi che hanno maggiormente aumentato le tonnellate movimentate. Buono anche l’andamento dell’Italia con un +1,2%.

Nell’ultimo quinquennio la Germania è stato il paese che più si è rafforzato, oltre ad essere quello con il più alto livello di traffico merci. Mentre nel quinquennio gli altri paesi europei hanno registrato nel complesso una diminuzione di 800 mila tonnellate, nel medesimo periodo la Germania ha segnato un incremento di 500 mila tonnellate. Il traffico merci in Europa rimane concentrato in una stretta area, al cui centro c’è la Germania. Gli aeroporti tedeschi movimentano il 28,1% delle merci che transitano dagli aeroporti europei. La quota sale al 49,2% se si aggiunge l’area del Benelux. L’Italia nel 2013 ha mantenuto la sesta posizione in Europa per volume di traffico merci. Pur avendo il 12% della popolazione e un alto livello di esportazioni, l’Italia rappresenta solo il 5,3% del traffico aereo cargo. 

La concentrazione del traffico merci è molto alta in Paesi come Finlandia, Norvegia e Francia, dove la quota di mercato del primo aeroporto supera l’80%. Nei paesi nei quali il primo aeroporto rappresenta circa il 50% del mercato (Germania, Italia e Spagna) all’hub di riferimento si affiancano tipicamente aeroporti vocazionali.

Performance dei principali scali continentali3

Si evidenzia una situazione diversificata per quanto riguarda le performance ottenute nel 2013 dagli aeroporti continentali. Alcuni grandi aeroporti hanno ottenuto risultati positivi: gli aeroporti di Londra (+3,1%), Parigi (+1,7%) grazie all’apporto di Orly (+3,8%), Amsterdam (+3%), Berlino (+3,1%) e in particolare a Tegel (+7,1%, trainato dall’attività di airberlin) e Copenaghen (+3,2%). In continua contrazione rispetto all’anno precedente l’aeroporto di Madrid (-12,1%) dove, nonostante l’incremento apportato da Ryanair, ha pesantemente risentito della riduzione della programmazione di Iberia - verso le tratte nazionali e in particolare verso Barcellona - e di easyJet, che ha ridotto di circa il 50% il numero di collegamenti prodotti nella stagione estiva. 

Sul piano delle performance economico-finanziarie, va evidenziato come il profitto netto degli aeroporti europei nel 2012 è stato pari a 2,5 miliardi di Euro, con il profitto netto per passeggero che è cresciuto del 13,6% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia questo risultato si deve in misura minoritaria all’incremento dei margini operativi, essendo invece quasi totalmente attribuibile al decremento del costo del capitale, rimasto comunque ben al di sopra del livello pre-crisi e incidente per il 30% del totale dei costi gestionali. 

Il 44% degli aeroporti europei ha generato perdite e la media del settore relativa al ROIC (Return on Invested Capital) è pari al 5%, ben al di sotto del costo medio del capitale e anche al di sotto del ROIC medio a livello globale (5,9%). Oltretutto gli aeroporti dell’area euro sono sottoperformanti (3,9% il loro ROIC medio) rispetto alla media continentale.

Nel 2013 i diritti aeroportuali degli scali europei imposti a vettori e passeggeri per l’uso delle infrastrutture sono diminuiti complessivamente dell’1,13% al netto dell’inflazione. La riduzione sarebbe ancora più sensibile se si considerassero gli incentivi che gli aeroporti offrono alle compagnie aeree per aprire nuove rotte o anche per mantenerle attive.

1 Fonte: ENAC, Bilancio Sociale 2013

2 Fonti: ICCSAI, Fact Book 2014; CAPA, Yearbook 2014; ACI Europe, Comunicato stampa 6/2/2014; ENAC, Bilancio Sociale 2013

3 Fonte: ACI Europe, Comunicato stampa del 17/6/2014